Il 21 aprile sul greto del fiume Adige nel comune di Legnago, a causa di un drastico abbassamento del livello  delle acque, sono state rinvenute ...

Il mio maestro e amico Mario Biondani (1920-2000), fondatore nel 1946 e primo direttore del più vecchio coro “di montagna” veronese, mi raccontava un ...

Carlo Zinelli (1916-1974) è stato più volte ricordato nel ‘Montebaldo’, come è inevitabile che accada per ogni alpino diventato famoso. Carlo è, ...

Con gli alpini gli studenti del “Copernico” riscrivono la storia con amore. Gli studenti di due classi del liceo “Copernico” di Verona, la 5D e la ...

In Evidenza

10/02/2018 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
(fonte:www.ana.it) Il generale Claudio Berto è il nuovo comandante delle Truppe Alpine. Il passaggio di consegne con il generale Federico Bonato è avvenuto questa mattina all’aeroporto militare di ...
11/02/2018 TEMPLATE_THE_FIRST_TO_COMMENT
SS. Messa ore 07.45 - celebrata dal Cappellano sezionale Don Rino Massella nella chiesa di S.Luca Via Porta Nuova n.12 con la partecipazione del  coro ANA  Amici della Baita di Lugagnano. ...

alpini a...scuola (S.Martino Buon Albergo)

Lunedì 29 Aprile il gruppo alpini di San Martino Buon Albergo in collaborazione con il Circolo Culturale "M. Balestrieri" della sezione ANA Verona, ha proiettato presso le classi della scuola primaria di secondo grado il film/documentario messo a disposizione dal Centro Studi ANA Verona e rivolto in modo particolare ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di secondo grado. Tema dell'argomenento trattato in classe assieme al personale docente, 1940-1943 Africa Settentrionale – El Alamein

Medico chirurgo forlivese con la passione della fotografia, Pio Bertini nel 1915 fu richiamato alle armi tra gli alpini del “Gemona” con il ruolo di medico della 71a compagnia e responsabile dei posti di medicazione avanzati e degli ospedali di prima linea in Val Dogna. Da quell’osservatorio privilegiato egli poté vedere e vivere il contesto ambientale, gli eventi bellici, i momenti di serenità, i drammi e le sofferenze che dovettero subire i nostri alpini e più in generale i soldati sul fronte carsico nella prima tremenda guerra totale che coinvolse l’intero popolo italiano. Tutto questo crogiuolo di un’umanità umile, semplice e sofferente egli immortalò con la sua macchina fotografica in centinaia di istantanee, che raccolse in un album acquerellato dal profugo Luigi Parolini, perché fosse crudo e commosso documento per i posteri. Rimaste a lungo inedite, tali immagini, restaurate e corredate da ampie e attente didascalie, sono venute finalmente alla luce  in bel volume curato dagli studiosi Luigi Melloni, Giovanni Vinci e Paolo Andrea De Monte e dato alle stampe quest’anno dall’editore Carta Bianca di Faenza (160 pagine, euro 20). L’opera, impreziosita dall’intensa presentazione del vescovo di Imola mons. Ghirelli, costituisce un eloquente documento della grande guerra, che parla agli occhi e all’anima; è arricchito dal breve diario del medico Bertini e dalle note autobiografiche del figlio suo Fernando, sottotenente alpino della “Julia”, ferito in Albania nella seconda guerra mondiale. La segnalazione dell’opera ci è giunta dal socio Renato Caloi, che ringraziamo. V.S.G.

Sacrario Militare di Verona

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Centro Studi ANA Verona

OGGETTO: SACRARIO MILITARE, IL CENTRO STUDI DELLA SEZIONE VERONESE ANA E I RAGAZZI DELLA 5ª D E 5ª BSA DEL LICEO COPERNICO RIPORTANO ALLA LUCE LE STORIE DEI 4MILA CADUTI

Morire a ventun anni di malattia, a oltre mille chilometri di distanza da casa. Possono sembrare drammi di un passato remoto, ma succedeva appena cento anni fa proprio a Verona, in uno dei tanti ospedaletti da campo allestiti dall'esercito impegnato a combattere nella Grande Guerra. Un conflitto su cui sono stati puntati i fari dell'Associazione Nazionale Alpini, in occasione delle commemorazioni del Centenario. Anche quest'anno, dopo il successo delle due precedenti edizioni, l'ANA ha lanciato il concorso «Il milite non più ignoto» rivolto agli studenti delle scuole di tutta Italia. Gli studenti possono «adottare» un monumento ai Caduti presente nel proprio territorio e attraverso il recupero dei dati e delle informazioni dei nomi incisi sulle lapidi, partecipare al bando con una propria ricerca storica. C'è tempo fino al 31 marzo 2018 per partecipare e gli interessati possono trovare tutte le informazioni all'indirizzo internet www.milite.ana.it.
A Verona, il Centro Studi della sezione Ana presieduto da Giorgio Sartori è a disposizione per assistere professori e ragazzi. Proprio come accaduto per il progetto che ha interessato gli alunni della 5ª D e 5ª BSA del liceo Copernico con le professoresse Barbara Barana e Katia Menegolo. «Abbiamo voluto riportare alla luce il patrimonio di immenso valore storico del Sacrario Militare del Cimitero Monumentale - spiega Sartori -. Un sacrario che raccoglie le spoglie di 3.915 caduti della Grande Guerra». Storie che i ragazzi del liceo Copernico e i volontari del Centro Studi hanno recuperato attraverso un paziente e certosino lavoro di ricerca. Partendo da informazioni davvero scarne: le incisioni sulle lapidi che riportano esclusivamente grado, cognome e nome. «Oggi conosciamo anche paternità, luogo e data di nascita, reparto di appartenenza, luogo e data di morte di quei soldati - racconta con orgoglio Sartori -. Un censimento che ha certificato come la prima causa di morte non sia stata la battaglia in sé, quanto le epidemie dovute a condizioni di vita estreme». L'87% delle circa 4mila vittime ricordate al Sacrario Militare, sono infatti decedute a causa di malattie nei vari ospedali e ospedaletti da campo allestiti tra città e provincia, da Gazzo a Custoza, da Santa Maria di Zevio a Legnago. «La nostra ricerca proseguirà per conoscere ancor più nel dettaglio ubicazione e dimensione di queste strutture sanitarie» rivela il presidente del Centro Studi. Nel Sacrario veronese riposano soldati provenienti da tutta Italia, in particolare ragazzi siciliani, calabresi e sardi, ma anche toscani, emiliani e piemontesi. Come Luigi Cordera, nato ad Aidone in provincia di Enna il 7 dicembre 1897, soldato del 6° Reggimento di Fanteria morto il 28 febbraio del 1918 in un ospedale da campo in città a seguito di una malattia. O Dante Masciarelli, soldato abruzzese del 18° Reggimento Artiglieria, spirato in un letto di ospedale la sera della vigilia di Natale del 1918, a soli 35 anni. O ancora, Ubaldo Terzano, fante piemontese, morto per le ferite riportate in un combattimento il 19 luglio del 1916. Il più giovane soldato è Vitaliano Binidi nato a Mergo in provincia di Ancona il 27 Ottobre del 1900 appartenente al 79° Reggimento di Fanteria, morto a Verona il 20 Aprile 1918 per malattia. «Circa il 70% dei soldati censiti è morto nel 1918 - conclude Sartori -. Il nostro Centro Studi renderà pubblici questi dati a breve sul sito della sezione (www.anaverona.it) per allargare ulteriormente la ricerca. Il nostro sogno è quello di permettere ai parenti di questi caduti per la patria di poter mettere un fiore sulla loro lapide».

Olindo Ermini, alpino poeta

(V.S.G.) Gli alpini di Volon, capogruppo Tognettini in testa, ricordano con affetto e commozione la bella figura di Olindo Ermini, il capitano alpino che nei decenni scorsi fu poeta ufficiale della Sezione veronese e che in quella tranquilla frazione di Zevio amò vivere con la moglie Maria Damiani e la famiglia. Là egli aveva trovato la serenità e la quiete per il suo “vecio cor d’alpin”, come scrisse in una bella poesia dedicata al paese. Ai più giovani il suo nome è forse poco noto e proprio per questo ci pare opportuno parlare di lui in questa rubrica dedicata alla poesia alpina. Olindo era nato a Verona il 12 novembre 1897 da Ottavio, capitano alpino che fu richiamato nella grande guerra e vi aperse la vita. Olindo, partito volontario nella medesima guerra, ebbe il comando del plotone arditi del battaglione Monte Tonale, 5° Alpini, compì prodezze sull’Adamello, fu gravemente ferito e decorato al valor militare, rimanendo invalido. Divenuto funzionario statale, amò immortalare i sentimenti alpini in versi semplici e intensi, ora briosi, ora commoventi, che pubblicò nella raccolta Ciacole in rima del 1952, composta di 41 componimenti, dedicata al padre; nel 1972 ristampò la medesima raccolta, aggiungendovi 23 poesie nuove, con il titolo Rime scarpone, che dedicò al tenente colonnello Wilfredo Ambrosini. Si spense il 20 settembre 1976.

L’ultima raccolta fu impreziosita dalla presentazione del “vecio colonel” Guido Pasini, e dalla prefazione di Vittorio Bozzini; questi, da scrittore e letterato quale era, esaminò con acume la poesia di Ermini, nella quale, accanto al sorriso bonario, alla battuta scanzonata ed alla nota arguta, sottolineò  la presenza dell’ “attaccamento ancestrale della gente veronese agli affetti puri, forti, sacri per la casa, la terra, la Patria … un sentire fortemente gli ideali belli e santi della vita”.

Tra le poesie, accanto a quelle dedicate agli amici alpini ed a luoghi ed eventi notevoli per la storia delle penne nere, sono particolarmente conosciute ed apprezzate  quelle che tratteggiano con efficacia ancora attuale l’essenza dell’essere alpini consistente nel “volerse ben”, nel sentirsi una famiglia, nell’amare la vita,  i bambini, la Patria e nel sentirsi ringiovanire ogni volta che si indossa il cappello alpino. Di lui ricordiamo la notissima poesia L’alpin, in cui immagina un semplice e toccante colloquio tra nonno e nipotino sull’identità dell’alpino: il nonno spiega che l’alpin l’è el vero fiol de la montagna, che quando passa lui tuto un soriso diventa el mondo , che in guerra l’alpin l’è forte  e in pace l’alpin l’è oro, pronto a iutar l’Italia col lavoro, ed il bambino alla fine mostra d’aver capito tutto  affermando Sì, nono, mi lo so ci l’è l’alpin, / l’alpin l’è l’omo più vissin a Dio.  Chiudiamo questa breve rivisitazione di Ermini, riproponendo una poesia che nella sua semplicità può essere intesa come un lascito testamentario per ogni alpino e per ciascun uomo di buona volontà.

                                                                                                                             Volerse ben

Quando che se catemo tuti uniti,

par confidarse ciacole e pensieri:

“Volive ben, righè sempre driti”

el ne consiglia el nostro Balestrieri:

 

D’amarse e po’ d’andar sempre d’acordo

El ne ripete pura el Capelan:

a ste parole nessun l’è sordo

parché i è dite con el cor in man.

 

Bisognarìa però, che tuti quanti

I  fasesse così come i alpini,

che tuti quei che schei ghe n’à gran tanti

i ghe volesse ben ai più poarini.

 

Par questo mi ripeto volentieri

Ai veci, bocia e tuta l’altra gente

col Capelan, col nostro Balestrieri:

“Volerse ben, butei, no costa gnente!”

Ermini

S. Lucia Extra, il borgo situato fuori le mura di Verona, è denominato anche S. Lucia della Battaglia, a ricordo del fatto d’arme che qui si svolse il 6 maggio 1848 tra l’armata Sarda di Carlo Aberto di Savoia e le truppe di Radetzky, nella prima, sfortunata campagna risorgimentale. Proprio all’imbocco del vecchio ingresso del cimitero, teatro dei più aspri scontri di quella giornata, troviamo la stele ai caduti di S. Lucia. Venne inaugurata il 27 giugno del 1920, quando ancora si trovava nella primitiva locazione di via Mantovana n° 6. L’opera, scolpita dall’artista concittadino Ferruccio Recchia è composta da un bassorilievo di marmo bianco raffigurante una raffinata, quanto elegante figura femminile in abito classico. Il capo è leggermente chinato, rivolto verso il basso; qui, ai suoi lati, si trovano incisi i nomi dei caduti. Con la mano destra impugna la vittoria
alata che sostiene con le braccia alzate una corona di alloro ed i piedi gravanti su una sfera. La mano, a sua volta, poggia su un supporto scolpito a forma di libro richiuso. Il libro è il simbolo della scienza e della saggezza, ma richiuso rappresenta anche i limiti dell’uomo rispetto all’onniscienza di Dio. Con il braccio sinistro cinge uno scudo, l’Egida di greca memoria, sotto la cui protezione i nomi dei caduti sono posti. Le pieghe dell’abito, appena sostenute con la mano destra, come cascate d’acqua, scendono lungo la sua snella figura in un pianto di diramazioni, le quali, paiono quasi infrangersi a contatto con i loro nomi. In alto, sopra la testa troviamo la scritta: “S. Lucia, ai prodi suoi figli, caduti per la patria 1915 – 1918”. Due cornici angolari avvolgono la parte alto mediana dell’opera; quella di sinistra con foglie di alloro evocante la pace vittoriosa, quella di destra invece con foglie di quercia, simbolo della forza. In basso, sulla fronte del basamento posto ai suoi piedi, troviamo un’originale riproduzione dell’elmo Adrian costituito da tre segmenti in vetro riproducenti il tricolore. Ai suoi lati, fanno da scorta due daghe con fronde di quercia ed alloro. A questo punto ci sia concesso di aggiungere una precisazione non a tutti nota. Come si può vedere, a fianco della stele, nel 1991 è stata posta una piccola lapide a ricordo dei caduti austriaci tumulati nel cimitero che perirono nella battaglia del 6 maggio 1848. Ebbene, i caduti della parte austriaca erano sudditi di lingua italiana dell’Impero d’Austria, per di più facenti parte di un reparto reclutato nel veronese e nel rodigino: il 45° Reggimento Arciduca Sigismondo, e l’Arciduca era nipote di primo grado di Carlo Alberto stesso. In pratica i nonni di coloro che vengono ricordati sulla stele, erano caduti dall’altra parte nella prima campagna del nostro risorgimento; ma questa è un’altra storia. Luca Zanotti

Bibliografia consultata:
- A.A.V.V. – Un Borgo, Una storia: S. Lucia nel Risorgimento tra ‘700 e ‘800 - Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1992. Vol. 3.
- A.A.V.V. – Un borgo, una storia: S. Lucia verso i nuovi quartieri, il 900 – Associazione
festeggiamenti Santa Lucia – Verona, 1994. Vol. 4.

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Negli anni del centenario della Grande Guerra innumerevoli sono state e saranno le pubblicazioni, le mostre e le iniziative dedicate ai molteplici aspetti di essa. Essendo impossibile dar conto di tutte, è inevitabile fare delle scelte, fissando l’attenzione sulle più originali e significative. Tra queste rientra senz’altro il poderoso volume Chiese e popoli delle Venezie nella Grande Guerra, pubblicato nel 2016 dall’Istituto per le ricerche di storia sociale e religiosa di Vicenza e curato da Francesco Bianchi e Giorgio Vecchio. In oltre 550 pagine sono raccolte le relazioni di due convegni sul tema svoltisi il primo a Trento l’8-9 aprile ed il secondo ad Asiago il 27-28 maggio del 2016. Elegante e corredato di numerose immagini inedite, il volume non affronta in modo analitico e descrittivo affronta non singoli eventi bellici, ma il complesso rapporto tra guerra e coscienza religiosa, tra le posizioni di papa Benedetto XV e quelle da lui non condivise dei cattolici nazionalisti, tra quanti vedevano la guerra come “castigo di Dio” e perciò ingiustificabile sul piano religioso e quanti più laicamente cercavano le motivazioni di giustizia delle parti in causa. Il testo spiega che la sacralizzazione della guerra non fu opera della Chiesa, bensì degli Stati; in esso si affronta il tema del ruolo e del comportamento di clero e cappellani nel conflitto e si illustrano le figure ed il travaglio interiore di alcuni di questi sacerdoti prestati alla guerra, da don Primo Mazzolari a don Annibale Carletti, l’eroe di Passo Buole, a don Giovanni Minozzi, che ideò e realizzò in Veneto un gran numero di “Case del soldato”; si seguono pure i difficili rapporti tra le autorità militari da un lato e contadini della montagna veneta e clero dall’altro, guardati spesso con diffidenza  e accusati di austriacantismo o disfattismo; ampia trattazione è riservata al ruolo svolto dal vescovo di Trento Endrici e da quello di Vicenza Rodolfi, entrambi decisamente sostenitori della causa italiana, ma impegnati a difendere le loro popolazioni e l’autonomia della Chiesa ; infine sono analizzati pure le peripezie vissute da suore, orfanelle e pazze nei territori occupati dall’Austria dopo lo sfondamento di Caporetto e il dramma dei profughi veneti dopo Caporetto, smistati in regioni italiane distanti, ove erano sopportati e malvisti dai residenti. Il volume, decisamente di livello accademico, fornisce per la tematica in oggetto un ricco e aggiornato apparato di indicazioni bibliografiche utili e preziose per quanti vogliano approfondire  le vicende delle popolazioni trivenete durante il conflitto. (V.S.G.)

Il Monte Vioz con i suoi 3645 m. fa parte della catena montuosa del Ortles Cevedale, nel Parco Nazionale dello Stelvio, sopra la Val di Pejo. Poco lontano dalla cima del Monte Vioz c’è Punta Linke, che con i suoi 3629 m di altitudine è stata una delle postazioni austro-ungariche più alte e più importanti dell’intero fronte durante la prima guerra mondiale. Dotata di un doppio impianto teleferico, era collegata da una parte al fondovalle di Pejo e dall’altra al “Coston delle barache brusade” verso il “Palon de la Mare”, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Con la fine della guerra, la postazione militare di Punta Linke venne abbandonata, ma il ghiaccio e le particolari condizioni climatiche ne hanno consentito la conservazione fino ai giorni nostri. Un progetto di ricerca e di recupero dei beni culturali della Provincia autonoma di Trento ha permesso il totale recupero della postazione e del materiale che ben si è conservato in tutti questi anni, trasformandola nel museo più alto d’Europa. Il percorso per raggiungere la cima del monte Vioz è piuttosto lungo e richiede una particolare attenzione, soprattutto per i suoi tratti esposti in alcuni punti del tracciato. Il punto di partenza dell'escursione per raggiungere la cima è la località "Doss dei cimbri" a quota 2306 m ed alpinisticamente viene classificato come: “EEA -Escursionisti Esperti Attrezzati”. La difficoltà è sicuramente gratificata dal fantastico panorama a 360° che vi si può ammirare nelle belle giornate di sole: il sottostante Ghiacciaio dei Forni, la Val di Pejo, le Dolomiti di Brenta, i Gruppi dell'Adamello, la Presanella, le Dolomiti, fino al Gruppo del Bernina. Poco sotto la cima si trova il rifugio “Città di Mantova” al Vioz, a m. 3535, che è il più alto rifugio delle Alpi centrali e orientali. Il primo rifugio Vioz fu costruito tra il 1909 e il 1911 dalla sezione del club alpino di Halle a.d. Salle (club alpino tedesco). Durante la prima guerra mondiale 1914-1918 la capanna Vioz era adibita a base militare Imperiale e nel 1921, a guerra finita, il rifugio venne assegnato alla S.A.T. Nei pressi del rifugio sorge la chiesetta in muratura più alta d'Europa dedicata alla Vergine Immacolata ed a S. Bernardo di Mentone. Fu costruita a perenne ricordo delle vittime della guerra. All’ingresso campeggia una lapide che parla di Verona: riporta il ricordo che gli alpinisti della Val di Sole dedicarono al socio mons. Angelo Grazioli, nato a Grezzana (Vr) nel 1883, canonico del Duomo di Verona, che fu presidente del comitato costruttore di quell’alto sacello. Giorgio Sartori

MonsAngeloGrazioli

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Unità Cinofile di Soccorso: “Valborbera è da ripetere!”

“Esercitazioni come questa della Valborbera sono esperienze da ripetere, il più frequentemente possibile!”. Questa l’opinione condivisa dal Vice Coordinatore Nazionale delle Unità Cinofile di Soccorso della Protezione Civile dell’ANA Clemente Violino, e dal responsabile UCS del 1° raggruppamento Daniele Banchieri, e di tutti i quasi 60 partecipanti che si sono avvicendati, nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 in Valborbera, tra le montagne dell’Alessandrino, per l’esercitazione delle UCS del 1° Raggruppamento.

Entusiasmo e soddisfazione espressi in modo generale dai volontari impegnati nella due giorni, giunti dai nuclei cinofili della Protezione Civile delle Sezioni ANA di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che hanno potuto sperimentare le condizioni meteorologiche più disparate, dalla pioggia battente del sabato fino al limpido sole e alle rigide temperature quasi invernali della domenica.

“Un momento di formazione e di scambio di esperienze tra i vari operatori e gli istruttori davvero prezioso ed irrinunciabile – ha proseguito Clemente Violino – una occasione per lavorare davvero tutti insieme, tra unità provenienti dai vari territori, tra operativi e aspiranti tali”.

“Speriamo davvero di farne altre, magari ogni mese, anche se la cosa, davvero, al momento pare difficile – ha concluso – ma chissà, almeno ogni due o tre mesi, magari sfruttando le case dell’ANA presenti sul territorio nei momenti in cui queste sono libere da altri impegni, per crescere e migliorare sempre di più. Perché è in questo modo che si cresce davvero!”.

http://www.ana.it/…/unit-cinofile-di-soccorso-valborbera-da…

Il battaglione alpini "Verona" nella battaglia d'arresto del 1917

di Alfeo Guadagnin

Il Verona nei primi giorni di novembre occupa M. Palo, nel settore dell’Ortigara, ma con l’arretramento del XVIII Corpo d’Armata della IV Armata in seguito della rotta di Caporetto, anche il XX della VI Armata, di cui il Verona fa parte, ripiega sulle posizioni della zona delle Melette di Gallio- Melette di Foza. Il 9 novembre il battaglione si trova in linea sul M. Badenecche con le compagnie 56ª e 58ª. il giorno seguente il Verona al completo si porta a Val Piana, poi a sera arriva a Campanella, frazione che si trova sulla strada tra Gallio e Foza.
Neanche il tempo di sistemare le tende, che deve ripartire d’urgenza per raggiungere la Valle di Campo Mulo dove trova dei baraccamenti per passare la notte. Il mattino dell’11 l’artiglieria austro-ungarica inizia un bombardamento su tutto il settore che va da Gallio, M. Longara, Sisemol, Melette di Gallio ed il Verona deve abbandonare le baracche e portarsi al riparo tra i tanti roccioni che costellano la valle, poi verso sera un nuovo ordine lo riporta in Val dei Ronchi, ancora nei pressi di Campanella. Alle 2,00 del 12 novembre il battaglione deve partire immediatamente, raggiungere il M. Longara e mettersi a disposizione del comandante di settore, Tenente Colonnello Lamm Rusconi del 9° fanteria (Brigata Regina). Il M. Longara è tenuto da reparti del 9° fanteria e del 77° fanteria (Brigata Toscana) e da poche ore hanno perso un importante nodo difensivo, così alle 5,00 le compagnie 57ª e 73ª vengono lanciate all’attacco e dopo mezz’ora riprendono la trincea perduta catturando anche 17 prigionieri.
Alle 16,00 le due compagnie vengono rimpiazzate con una del 9° ed una del 77°, dopo circa un’ora il nemico inizia un fortissimo bombardamento ed alle 18,00 lancia la fanteria all’attacco delle posizioni italiane. Il battaglione Verona che in quel momento era di rincalzo, durante il bombardamento si era ricoverato nelle numerose caverne del monte in attesa di essere impiegato in combattimento, ma gli austriaci sfondavano il fronte in più punti e si rovesciavano sugli alpini.
Ogni caverna veniva attaccata con bombe a mano e mitragliatrici. Gli uomini del Verona venivano in parte uccisi, in parte catturati, le compagnie 57ª e 73ª che erano in riserva in prima linea venivano completamente annientate. Le altre compagnie, 56ª e 58ª riuscivano a sganciarsi con perdite contenute grazie alla loro posizione più defilata.
All’alba del 13 il Verona viene spostato a disposizione del 9° Gruppo Alpini in Val Capra. Nella battaglia del Longara ha perso 34 ufficiali e 505 uomini di truppa e il suo comandante, il Maggiore Feliciano Noli Dattarino è morto eroicamente tentando un colpo di mano, dapprima ferito da bomba a mano e poi finito da pallottola di fucile.
Il 15 durante un bombardamento sugli accantonamenti di Val Capra, viene colpito in pieno il deposito di munizioni del battaglione e la forte esplosione provoca la perdita di altri 14 soldati ed un ufficiale, di tutto il materiale di casermaggio e di fureria.
Il battaglione comandato dall’ufficiale più alto in grado rimasto, il Capitano Daniele Crespi, conta 13 ufficiali e 384 soldati..
Il 17 novembre viene mandato in rinforzo alla testata di Val Miela, tra le Melette di Gallio e quelle di Foza a disposizione del 129° fanteria della Brigata Perugina. La 56ª compagnia che è quella con l’organico migliore viene mandata in linea e disposta su terreno scoperto e privo di difese, dove scorto dalle truppe nemiche che dominano M. Meletta di Gallio, viene preso dal fuoco d’infilata.
Deve abbandonare la posizione lasciando tra morti, feriti e dispersi, un ufficiale e 73 uomini di truppa. Malgrado ormai il battaglione sia ridotto a pochi e malmessi soldati, viene ancora mandato a Malga Slapeur, sotto M. Fior ancora a disposizione del 129° fanteria. Protetto dalla 73ª compagnia (37 uomini) si dispone a difesa del settore poi il giorno seguente lascia la prima linea per raggiungere Valstagna ed il giorno dopo arriva a Bassano. Riceve immediatamente 690 complementi ed il 22 viene mandato in Val Brenta a presidio della galleria della Grottella, a sbarramento della valle dove si rafforza.

Il bollettino del 13 novembre: "Sull'altopiano di Asiago, la notte del 11-12, il nemico, con rinnovate e maggiori forze, ritentò l'attacco sul fronte Gallio Monte Longara-Melette di Gallio. Dopo aspra lotta, l'avversario in un definitivo contrattacco, fu respinto con gravissime perdite. Si distinsero per la grande bravura, validamente sostenuti dalle artiglierie di tutti i calibri, il 9° reggimento di fanteria (Brigata "Regina") e il battaglione alpini "Verona".

Il centro studi ANA Verona, grazie alle ricerce storiche del Dott. Dario Graziani, ha individuato alcuni alpini veronesi caduti proprio in quella battaglia.

Campagnari Ernesto di Giovanni e Tomelleri Maria nato a Pastrengo il 25.3.1897. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona. Disperso in combattimento 12.11.1917. Risultato prigioniero di guerra 12.11.1917. Morto presso il nemico a Longare (Asiago) 12.11.1917.

Gardenato Zeffirino di Giuseppe e Pavoni Adelaide nato a Rivoli il 19.9.1898. Assegnato nel battaglione alpini “Verona” 57° compagnia 30.6.1917. disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917 risultato poi prigioniero di guerra (probabilmente catturato ferito). Morto presso il nemico 29.12.1917

Oliboni Giuseppe di Francesco e Gottardi Eugenia nato ad Avesa il 14.1.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917.

Todeschini Giobatta di Filippo e Pellegrini Maria nato a Lavagno il 27.12.1898. Assegnato nel battaglione alpini Verona 73° compagnia 14.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Bressan Vittore di Giovanni e Venturi Anna nato a Soave l’8.5.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona, 73° compagnia 30.6.1917. Disperso nel combattimento regione Gallio 12.11.1917.

De Beni Ettore di Ernesto e Pellegrini Virginia nato a Costermano il 3.2.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 12.11.1917

Battistoni Antonio di Francesco e Campetti Domitilla nato a Lazise il 25.8.1883. Assegnato nel Deposito 6° rgt alpini truppe complementari centro Verona 13.7.1916. Assegnato nel battaglione alpini Verona 20.10.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917.

Campagnari Salvino Carlo di Basilio e Gambini Elisa nato a Lazise il 7.7.1898. Aggregato nel battaglione alpini Verona 30.6.1917. Disperso in combattimento nella regione Gallio 17.11.1917

Griso Andrea di Guglielmo e Campagna Veneranda nato a Selva di Progno il 24.6.1887. Aggregato nel battaglione Verona 20.10.1917. Disperso nel combattimento di Gallio 17.11.1917

Castelletti Francesco di Giobatta e Lorenzi Luigia nato a Brentino l'11.9.1898. Assegnato nel Deposito del 6° rgt alpini 3.3.1917. Aggregato nel battaglione alpini Verona 27.5.1917. Disperso in combattimento sul monte Longare 19.11.1917

Ricerca storica di Alfeo Guadagnin e del Dott. Dario Graziani.
Fonti consultate: Diario storico del battaglione verona "Agli alpini del Verona" e Diario storico militare del Battaglione Verona dal 19 Dicembre 1916 al 30 Novembre 1919.
Centro Studi ANA Verona

Sabato 30 settembre 2017, la sezione ANA Verona, ospiterà il Convegno Nazionale del Centro Studi presso la sala conferenze del Palazzo della Gran Guardia (Piazza Bra, 1), gentilmente messo a disposizione dalla nostra amministrazione comunale.

Questi Gli argomenti che verranno trattati :

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario Grande Guerra 15/18:

  1.       Concorso Nazionale: "Milite non più ignoto" 2017-2018
  2.       3ª Conferenza a Padova del ciclo “Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai…”
  3.       Valore alpino “Degni delle glorie dei nostri avi…” volume secondo 1916

Iniziative Centro Studi Ana per il centenario dell’Ana 1919-2019:

  1. Borse di Studio
  2. Pubblicazione cofanetto 3 volumi sulla storia dell’Ana 1919/2019
  3. Digitalizzazione e indicizzazione dei numeri de L’Alpino dal 1919 e dei libri firma conservati presso il nostro Rifugio Contrin

Ristrutturazione Museo storico degli alpini al Doss Trent

  1. I Sacrari della Grande Guerra

Presentazione del libro “Dal Monte Ortigara a Villa Giusti” del gen. Tullio Vidulich

Cori Ana e coralità

Sistema Bibliowin e biblioteche Ana

Con gli alpini gli studenti del “Copernico” riscrivono la storia con amore.

Gli studenti di due classi del liceo “Copernico” di Verona, la 5D e la 5BSA, una cinquantina in tutto, guidati dalle insegnanti Barbara Barana e Katia Menegolo, hanno aderito con entusiasmo alla proposta del Centro Studi della Sezione ANA di partecipare all’iniziativa “Il milite … non più ignoto” con una ricerca nuova ed originale. Si è trattato di dare un’identità storica ed umana che andasse oltre il semplice nome e cognome dei 3915 soldati che sono stati tumulati nel Sacrario militare esistente presso il Cimitero Monumentale della città. Sono state così riportate alla luce storie e vicende commoventi, accostate con sensibilità, profondo rispetto e tanta umanità. Un modo nuovo, senz’altro efficace, di insegnare e studiare storia che ha permesso a studenti e insegnanti di divenire essi stessi scopritori di realtà storiche umanamente preziose, ma spesso trascurate dalla storiografia ufficiale che si ferma solo ai grandi personaggi ed ai grandi eventi. Ma anche i piccoli uomini, gli uomini della quotidianità hanno vissuto, hanno sofferto, hanno avuto sentimenti, hanno partecipato alle vicende della patria. Gli studenti del “Copernico” si sono immedesimati nelle vicende dei tanti loro coetanei giunti da ogni parte d’Italia e morti a Verona per lo più di malattia o di ferite negli anni del primo conflitto mondiale. Con la loro opera essi hanno contribuito a dimostrare che i nostri giovani, debitamente motivati, hanno doti straordinarie di sensibilità e umanità, che costituiscono un patrimonio di valori e di potenzialità per la nostra Patria e per la cultura. L’auspicio è che l’esempio degli studenti del “Copernico” sia seguito da tanti altri, così che rinasca nei cuori e nelle menti dei giovani la consapevolezza della continuità tra le generazioni, del legame che unisce il passato con il presente, nella prospettiva di creare un futuro più umano e più giusto. Il Centro Studi dell’ANA veronese, guidato da Giorgio Sartori, ha  accompagnato e seguito il lavoro degli studenti, fornendo tutti i dati in suo possesso e darà pubblicazione ai risultati della ricerca, che parteciperà al concorso “Il milite … non più ignoto” bandito a livello nazionale dall’Associazione Alpini. V.S.G.

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‘’L’Albania? Un ciasso confronto alla Russia. Gh’era talmente fredo che i diei te podei tajarli ia tuti’’.

Lui è Amelio Corradi, 97 anni il 13 dicembre di quest’anno, portati magnificamente e ancora in salute.  Nato e cresciuto a Velo Veronese, Amelio venne arruolato nella Divisione Tridentina come autiere scelto e fu imbarcato per l’Albania. ‘’Là no gh’era niente, no gh’era strade. Doveimo morir ancora el primo giorno che erimo rivè là, parchè  i inglesi i ne bombardaa. Alora me son butà soto el camion, de drio ale rue, così se partea scheggie, me riparaa on poco’’. Dopo circa 7 mesi, venne rimpatriato, ma l’anno dopo ripartì per la Russia con l’Armir. Fu un inverno rigidissimo, dove si sfiorarono i 40 gradi sotto zero. Amelio, appena 23enne, venne accolto in un’isba dai coniugi Angelo e Maria con i loro due figli e fu trattato come uno di famiglia. Ricorda bene il giorno in cui un sergente maggiore ordinò la requisizione delle isbe per le truppe e Amelio, prontamente, disse che nell’isba di Angelo era meglio non andare, che si era accorto che continuavano a tossire, che forse erano tisici e il sergente maggiore gli credette. Una bugia che crebbe ulteriormente la stima verso Amelio, tanto che, quando la famiglia aveva notizie delle zone battute dai partigiani russi, lo avvisavano. Un patto di solidarietà reciproca, anche quando lui medicò la figlia maggiore ferita ad un dito con le garze e bende che Amelio costudiva nel suo camion o quando il russo Angelo gli riportò il moschetto dimenticato sotto il letto. ‘’I tedeschi? I era bestie. Par lori copar ‘na galina o un omo, l’era tanto stesso, i gavea el sangue ‘duro’ anca tra de lori’’.

Durante la ritirata, però, per un problema al camion che conduceva carico di feriti, dovette sdraiarsi nella neve e tentando di svitare il tappo del serbatoio, si congelò due dita della mano destra. In seguito a molte peripezie, fu ricoverato poi a Dresda per congelamento di secondo grado alle mani e piedi.

Fu catturato dai tedeschi durante la degenza a Verona, dopo l’8 settembre, e in modo rocambolesco, degno di una sceneggiatura di un film, riuscì a scappare, raggiungere la Lessinia e rimanere nascosto per un anno e mezzo fino alla liberazione.

Fece una promessa, un voto fatto alla Madonna della Corona durante il trasferimento sulla tradotta che lo portava al Brennero ad inizio della guerra:” Se tornerò a casa vivo, salirò a piedi scalzi fin lassù’’. Tornò e adempì a quella promessa: partì da solo da Velo, a piedi, ripercorrendo i vecchi sentieri che faceva con la nonna quando era ancora un bimbo.  Arrivato a Brentino, si tolse le scarpe e raggiunse scalzo il Santuario. Aggiunge:’’ Ma mi volarea narghe ancora a piè, ma me fiole no le vol’’. Un coraggio unico e straordinario.

Dopo 20 anni dalla fine del conflitto, ritornò in Russia, voleva tornare da quella famiglia per ringraziarla, ma fu fermato per il blocco che il regime russo imponeva.

Un inverno in quella famiglia, in quella terra lontana, il calore dell’umanità in uno dei momenti più tragici della storia, rimase scolpita per sempre nel cuore e nella memoria di Amelio, tutti ritratti in una foto bianca e nera da tramandare ai nipoti e da raccontare alle generazioni future.

Lucia Zampieri

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Chiamati alle 16,20 per un incendio a Capella Fasani, è partita una squadra di 4 volontari. Arrivati sul posto hanno constatato che, grazie all’assenza di vento ed all’umidità, restavano pochi focolai e per fortuna il fuoco si era fermato ai rovi ed al sottobosco non propagandosi ad alberi ad alto fusto. Sembrava che l’intervento dovesse concludersi velocemente, quando hanno scoperto una rotoballa di di fieno che stava bruciando. Una volta aperta completamente, per riuscire a spegnerla completamente, sono stati necessari ben due rifornimenti di acqua fatti presso al cisterna presente in contrada Gobbe. E' stato stimato che l’incendio abbia interessato circa 1000 metri quadri di terreno.

(fonte:www.ana.it) Il generale Claudio Berto è il nuovo comandante delle Truppe Alpine. Il passaggio di consegne con il generale Federico Bonato è avvenuto questa mattina all’aeroporto militare di San Giacomo (BZ), sede del 4° reggimento dell’Aviazione dell’Esercito, alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. C.A. Danilo Errico, del sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi, delle autorità locali e dei vertici dell’Associazione NazionalAlpini.

Durante la cerimonia sono state ripercorse le tante attività svolte dalle Truppe Alpine in oltre tre anni di comando del gen. Bonato, che le ha guidate attraverso un articolato processo di riorganizzazione terminato con l’acquisizione di importanti competenze territoriali ed infrastrutturali in Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, mentre le Brigate dipendenti – Julia e Taurinense – sono state intensamente impiegate in numerose operazioni sia in Patria che all’estero, in tutti i contesti internazionali in cui opera la Forza Armata.

Particolarmente significativi anche l’intenso lavoro di coordinamento svolto dal Comando Truppe Alpine nell’ambito del Protocollo di Intesa tra il Ministero della Difesa e la Provincia Autonoma di Bolzano, finalizzato alla riqualificazione delle aree militari presenti in Regione ed il prezioso concorso fornito in più di un’occasione alla Protezione Civile, con le Squadre Soccorso Alpino Militare dei reparti dipendenti prontamente intervenute in situazioni di emergenza conseguenti al verificarsi di fenomeni atmosferici di inaspettata violenza e devastante intensità.

Il gen. Bonato ricoprirà a Roma l’incarico di Comandante del Comando delle Forze Operative Terrestri e del Comando Operativo Esercito.

Il gen. Berto è nato a Torino il 26 agosto 1958 e ha frequentato il 159° corso dell’Accademia Militare di Modena negli anni 1978-1979 e la Scuola di Applicazione di Torino nel biennio 1980-1981. Nel corso della carriera ha prestato servizio alle brigate alpine Taurinense e Julia, al Comando del IV Corpo d’Armata alpino, alla Smalp, presso lo Stato Maggiore dell’Esercito e in diversi Comandi NATO. Lo scorso 2 febbraio ha lasciato il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino.

Arrivano i droni

Protezione civile: arrivano i droni

Conferenza stampa venerdì 13 Novembre, ore 15 circolo ufficiali di Castelvecchio - protezione civile, gli alpini veronesi sperimentano i droni

Protezione civile: arrivano i droni. Nell'ambito delle attività di informazione sullo sviluppo degli strumenti adottati dalla nostra organizzazione di Protezione Civile, dopo la presentazione di Bassano del Grappa alla presenza del Responsabile Nazionale, Ing. Curcio, e della Regione Veneto, con l’ Ing. Tonellato; il Responsabile Nazionale della Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) Ing. Giuseppe Bonaldi, presenzierà alla conferenza stampa che si terrà il giorno 13 novembre 2015 alle ore 15 presso il Circolo Ufficiali di Castelvecchio. Nel corso dell'incontro verrà illustrata la nuova Unità S.A.P.R. ( Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto ) che, nell'ambito della Squadra Volo del Nucleo di Protezione Civile della Sezione Alpini di Verona , introduce l'impiego dei "droni" in affiancamento ai velivoli ad ala fissa.

L' innovativo strumento si è rivelato particolarmente utile in attività di Protezione Civile.

La Sezione ANA di Verona è stata individuata quale centro di riferimento nazionale per lo sviluppo , l'impiego e l'addestramento del personale volontario, grazie alla presenza da diversi anni di un Reparto Volo di volontari in possesso di licenze aeronautiche con base sull' aeroporto di Verona Boscomantico.

L'Organizzazione, gli operatori e gli APR (droni) sono certificati dall’ ENAC Ente Nazionale dell'Aviazione Civile dopo anni di lavoro tra sperimentazioni ed analisi oltre a corsi formativi ed esami di volo.

L’abilitazione degli operatori SAPR autorizza la nostra Protezione Civile a svolgere Operazioni Specializzate non Critiche in scenari di Emergenza.

Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto

Articolo di tipo Articolo   pubblicato nel numero di Dicembre 2015 dell'Alpino

Nel processo di miglioramento e sviluppo della propria capacità operativa in risposta alle emergenze, la Protezione Civile Ana non può interrompere il collegamento con l’evoluzione della tecnica. La ricerca di strumenti che possano accrescere l’operatività e la protezione dei volontari è un processo che ci vede quotidianamente impegnati.

 È per questo che i Sistemi di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (Sapr), cosiddetti “droni”, rappresentano il nostro ultimo obiettivo. Lo scorso 13 novembre al Circolo ufficiali in Castelvecchio, a Verona, è stato presentato alla stampa l’ultimo nato, alla presenza di numerose e qualificate autorità e di tanti volontari che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. Nel perseguire questo ambizioso progetto di ricerca la Sede Nazionale si è avvalsa della collaborazione tecnica della Sezione Ana di Verona che conta, tra le fila, esperti in materia e che è stata scelta come centro di riferimento per la formazione e l’addestramento dei volontario di questa nuova specialità.

Un drone di 12 chili ha un’autonomia di 30 minuti e con i suoi otto motori raggiunge una velocità di 90 km/h. È un attrezzatura che può funzionare anche con due motori fuori uso e in condizioni meteorologiche avverse, peculiarità che aumentano la sua affidabilità. Quello in dotazione alla nostra Protezione Civile ha ottenuto la certificazione dell’Ente Nazionale Aviazione Civile ed è già stato collaudato.

Per ora si tratta un unico apparecchio, entrato in servizio in via sperimentale dallo scorso luglio. Le immagini ad alta definizione che la telecamera registra possono essere visualizzata anche su iPad e smartphone e la connessione tra macchina e operatore è possibile fino a 2,5 chilometri di distanza. Il drone è pensato per essere modulare e modificabile in base alle esigenze e il suo impiego si affianca a quello dei velivoli ad ala fissa.

«Potrà muoversi in luoghi pericolosi per volontari e operatori, per individuare situazioni di pericolo, di catastrofi naturali e, soprattutto, intercettare la presenze di persone disperse anche in condizioni climatiche avverse», ha spiegato Aurelio La Monica, responsabile per la sicurezza del reparto volo della Sezione di Verona. Giuseppe Bonaldi, coordinatore nazionale della Protezione Civile Ana, ha ricordato che in Italia ci sono 13.500 volontari dell’Associazione, impegnati nelle diverse specialità e questo nuovo reparto può rappresentare un motivo di richiamo per tanti giovani.

L’obiettivo dell’Ana è quello di ampliare il progetto a tutto il territorio nazionale, rivolgendosi alle numerose Sezioni che hanno già manifestato interesse per questa nuova tecnologia, facilitando in tal modo interventi più rapidi e capillari sul territorio in caso di necessità. Bonaldi ha ribadito che «esiste una Convenzione dell’Ana con l’Università di Genova per lo sviluppo di queste nuove attrezzature e sarà ancora la squadra droni di Verona a rappresentare il nostro interlocutore tecnico». (g.b.) 

(fonte:L'Arena.it) Un drone di 12 chili, unico e certificato, realizzato apposta per salvare le vite umane. La sezione veronese dell'Associazione Nazionale Alpini (Ana) è l'unica in tutta Italia a essere dotata di un sistema di volo a pilotaggio remoto creato ad hoc da esperti scaligeri. La macchina, professionale e ben diversa dai simili occhi elettronici destinati alle grandi altezze, più amatoriali e utilizzati per diletto, è stata presentata ieri al Circolo Ufficiali di Castelvecchio.

«Potrà andare in luoghi pericolosi per volontari e operatori, per individuare situazioni di pericolo, di catastrofi naturali e, soprattutto, intercettare la presenze di persone disperse anche in condizioni climatiche avverse», spiega Aurelio La Monica, responsabile per la sicurezza del reparto volo della sezione veronese dell'Ana nata nel 2006 e, dal 2009, installata al piccolo aeroporto di Boscomantico. Il drone, infatti, è dotato di telecamere termiche che possono percepire la presenza del calore, e quindi di vite umane, in zone boschive o difficilmente raggiungibili.

«La nostra squadra di volo degli Alpini è formata da piloti con licenze aeronautiche e la sede nazionale ci ha riconosciuti come centro di riferimento per la formazione e l'addestramento di personale volontario», continua il responsabile. «Il drone ha ottenuto la certificazione Enac (Ente nazionale aviazione civile) ed è già stato collaudato con grandi soddisfazioni».

Due settimane fa, per esempio, il Comune di Monteforte ha chiesto di individuare, tramite il mezzo meccanico, persone che si sono finte scomparse e l'esperimento è riuscito senza problemi. Conclude La Monica: «Per ora si tratta di un primo pezzo unico, entrato in servizio in via sperimentale da luglio».

«Abbiamo 13.500 soci in Italia, impegnati in diverse specialità», ricorda Giuseppe Bonaldi, coordinatore nazionale di Protezione civile dell'Ana. «Gli esperti di volo sono a Verona e il nuovo progetto non poteva che nascere qui». L'obiettivo dell'Ana, però, è di finanziare altri sofisticati operatori elettronici.

«La macchina è pensata per essere modulare e modificata in base alle esigenze», spiega Marco Colantoni che ha realizzato il drone, che costa di base sui 20mila euro, insieme a Paolo Bellamoli. «L'immagine ad alta definizione può essere visualizzata anche su iPad e smartphone e il dialogo resiste fino a 2,5 chilometri di distanza tra macchina e operatore. I motori li abbiamo fatti fare in Cina».

Tra i sei piloti dell'Ana a Boscomantico c'è anche Giulia Stella, prima donna pilota di droni in Italia.C.BAZZ.

Foto: Il drone in dotazione alla sezione veronese dell’Ana, presentato al Circolo Ufficiali FOTO MARCHIORI
 
http://www.larena.it/territori/citt%C3%A0/gli-alpini-lancianoil-super-droneche-vola-in-soccorso-1.4442490
 
 

(fonte: www.ana.it) C'è un pizzico di Associazione Nazionale Alpini alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang. Michela Moioli, oro nello snowboardcross, dal 2014 è iscritta al gruppo alpini di Alzano Lombardo (Sezione di Bergamo).

La Moioli ha conquistato il secondo oro per l’Italia e nella gara allo Phoenix Snow Park ha preceduto la francese Julia Pereira de Sousa Mabileau e la ceca Eva Samkova.

Ricordiamo che Michela è caporal maggiore e atleta degli sport invernali al Reparto Attività Sportive del Centro Addestramento Alpino di Courmayeur. 

http://www.ana.it/page/michela-moioli-oro-alle-olimpiadi-invernali-

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